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Frutti Brunatesi (articolo di Giovanni Tancredi)

Giovanni Tancredi, classe 1949, socio della sezione di Como, ci parla di uomini ed antichi mestieri, di alberi e paesaggi fatti apposta per raccontare storie. Come questa, premiata nella prima edizione del Premio “Alda Merini” – Comune di Brunate, nella sezione Racconti del Territorio”.

La poetessa Alda Merini

La poetessa Alda Merini

Abbondio Cipolletta è nato circa mezzo secolo fa sotto il faro di San Maurizio. E’ stato fortunato, perché oggi a Brunate i bambini nascono sotto i ripetitori TV. Abbondino avrebbe voluto dedicarsi alla terra come suo nonno che lasciò ai figli il roccolo e l’asino. Troppo poco per quattro figli, ma abbastanza per un po’ di insaccati e un buon brasato d’asino. Il padre di Abbondio, Giusepin, espatriò nella vicina Svizzera, dove trovò lavoro presso una casa di spedizioni precarie: la Bricolle Export-Import.
Abbondio che vedeva il padre tornare a casa sempre trafelato, capì che quella vita al cardiopalma non faceva per lui. Dopo aver scartato i lavori tradizionali brunatesi come l’erborista, l’imbianchino, il barometrista e il bracconiere, optò per quello di panettiere. Un lavoro sicuro e al caldo. I migliori forni di Brunate erano al completo, perciò Abbondio scese a Como ed entrò come garzone in un famoso forno in contrada S. Agostino sulla Riva dei Brutti. Lì imparò ad impastare, infornare e cuocere il famoso “Pan de Com”. Si sussurra che abbia rilevato un forno più qualche altro negozietto. Lui, sempre modesto, non conferma e non smentisce. Si sa che viaggia in funicolare che, quando si ferma per manutenzione, lo costringe a scendere per i sentieri che lui percorre di buon grado. Il Carescione quando deve scendere a precipizio; il Falchetto quando spuntano gli asparagi in primavera; e S. Donato, il suo preferito, perché incontra sempre la Madonna in una bacheca sotto il convento. D’estate ci va apposta. Si siede fra la rosa antica dei frati e la lavanda. Assume un atteggiamento contemplativo che suscita l’ammirazione degli escursionisti, a cui si presenta questa scena: un uomo rubizzo di mezza età con radi capelli da cui spunta una testa lucida e tonda. Sembra un frate francescano che prega. La Madonna lo guarda compiaciuta, facendo intuire che la santità e i miracoli sono possibili. A Brunate, appena sopra Como. Abbondio, come San Francesco, ama molto gli animali. Un po’ meno i cinghiali che gli devastano l’orto e stanno scardinando le vecchie scale in pietra del sentiero. Per fortuna che ai promotori del ripopolamento non è venuto in mente di introdurre lupi e orsi. Non ancora. Abbondio ama molto anche le piante e gli alberi che gli danno buoni frutti. Amerebbe anche il prossimo, però ultimamente ha avuto qualche ripensamento. Tutto è iniziato una domenica di luglio quando, percorrendo il Sentierone, ha notato una bella susina matura che sporgeva provocante da un muretto. Abbondio è un tipo riservato che non da confidenza  neppure alle prugne secche, ma quella susina succosa l’ha tentato. E siccome la frutta che sporge su strada e sentieri pubblici è di tutti, lui ha allungato un po’ la mano per prenderla. La susina, inspiegabilmente, si è ritirata, quasi a fare la schizzinosa. Allora Abbondio ha osato un po’ di più allungando la mano fino a ghermirla, ma senza riuscire ad afferrarla. Insospettito, ha alzato gli occhi interrogativi che hanno visto l’inimmaginabile. Quello che doveva essere il proprietario dell’albero, a cavalcioni di una scala con la sega in mano e nell’altra un ramo reciso da cui pendeva triste la susina. Gli sguardi dei due uomini si sono incrociati in cagnesco e Abbondio che è un pacifico ha sorvolato con un “Va da via i ciaap” ottenendo come risposta un “Anca tì”.

Rimuginando tra se e se, il fornaio è tornato in paese  e ha raccontato l’accaduto a Maurizio e Francesco, due amici che chiacchieravano davanti alla Chiesa di  San’Andrea che, patrono di Brunate, conosce vita, morte e miracoli di tutti. I due amici (più S. Andrea) l’hanno ascoltato con attenzione e, confidenza per confidenza, hanno raccontato che due fatti analoghi erano capitati anche a loro. Rispettivamente con un fico e una mela. Come nei film polizieschi quando succede qualcosa: la prima volta è un caso; alla seconda una coincidenza; ma alla terza sorge il sospetto. Cosi i tre amici sono arrivati alla conclusione che a Brunate in molti hanno la cattiva abitudine di segare un ramo piuttosto che far cogliere un frutto dal loro albero. Poche persone credono oggi alle leggende metropolitane, ma a quelle paesane si può prestare ascolto. Se volete una conferma, salite una domenica mattina a Brunate magari per i sentieri, raggiungete piazza Funicolare e chiedete. Ci sarà almeno un brunatese, o più di uno, pronto a giurare un episodio simile è capitato anche a lui.

Giovanni Tancredi
Socio ANPS sezione di Como

[pubblicato su “Fiamme d’oro” – ANPS n. 1/2012]

Articolo “la cerimonia di consegna dei riconoscimenti” apparso su laprovinciadicomo.it

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